LE FORZE LIBANESI
LE FORZE LIBANESI DI SAMIR GEAGEA

Le “Forze Libanesi” sono il frutto della naturale evoluzione della Falange del Partito Kate’b di Pierre sr. Gemayel. Pierre Gemayel aveva fondato la Falange nel 1936 dopo aver partecipato ai Giochi Olimpici di Berlino. Osservando la rigorosa disciplina e l’entusiasmo della dedizione al loro servizio delle falangi europee (innanzitutto la nazista tedesca, vista “in azione” a Berlino, e poi la spagnola di Franco, e quindi la fascista italiana, viste come forze capaci di opporsi al potere anglo-francese, quello stesso potere che teneva il Libano con il protettorato francese cui il gruppo di Gemayel era contrario), senza porsi il problema ideologico che vi sottostava, volle importare in Libano una simile disciplina che aiutasse una formazione omogenea e motivata dei giovani reparti libanesi.
Quando il problema palestinese (affluiti in Libano a partire dal 1948) divenne particolarmente grave (dal 1967, aggravato dall’Accordo del Cairo del 1969 che autorizzava l’addestranento militare e le armi, originando il movimento terroristico internazionale “Settembre Nero”) fu chiesto alla Falange di organizzare la difesa accanto alle forze regolari dello Stato libanese, o –ove queste fossero carenti- al posto di esse.

Sebbene nel 1976 le milizie cristiane avessero in qualche modo tamponato il problema-OLP, si prospettavano altri problemi per loro, poichè una potenza anche più forte, la Siria, era scesa in campo nella guerra civile.

Il Kataeb era assolutamente contrario all'intervento siriano, mentre altri si dimostravano più possibilisti nell'accettare l'egemonia di Damasco sul paese.
L'ex presidente Suleiman Franjieh, che aveva combattuto contro l'OLP, non scese in campo a combattere i Siriani, poichè aveva un forte legame personale con il presidente Siriano Hafez Assad.
La milizia di Franjieh, di stanza a Zghorta, comandata dal figlio Tony, si coordinava direttamente con l’intellingence militare siriana e supportava una campagna di imboscate ed attentati nei confronti del Kataeb.
Quando un leader locale della Falange, Joud Al- Bayeh, fu ucciso da alcuni miliziani di Franjieh, Bashir Gemayel provò a risolvere i problemi interconfessionali attraverso la mediazione del patriarca Maronita Antonios Khreich. Quando i negoziati fallirono, Bashir Gemayel lanciò una offensiva contro il quartier generale dei Franjieh, ed al comando di una delle unità vi era il 26enne Geagea.
Il piano era di arrestare gli assassini di Bayeh,che cercavano rifugio all'interno del rifugio estivo del Clan Franjieh, che si trovava a Ehden. Nella dura battaglia seguita, vinta dalle Falangi, Geagea fu ferito gravemente, ed alcuni membri della famiglia Franjieh furono uccisi.
Dopo essere stato curato in Francia, Geagea ritornò e fu posto al comando delle Forze Libanesi nel nord del paese.
Negli anni successivi si dedicò a fortificare le posizioni delle FL, a reclutare nuovi soldati e a costruire nuovi centri di addestramento. Non meno importante, si guadagnò la fiducia dei suoi 1500 miliziani grazie alle sua qualità.
Le condizioni di vita della milizia erano dure, poichè i miliziani erano stati allontanati dai villaggi dalle forze siriane, e dovevano vivere in baracche. La priorità delle FL, in una condizione di insicurezza così forte, era la difesa della comunità cristiana, non la gloria personale o la divisione del bottino alla fine della guerra.
La prima repubblica libanese aveva fallito nel garantire la sicurezza ai suoi cittadini.
Lo scopo principale delle FL era di riempire questo vuoto lasciato dallo stato e dalla sua amministrazione. Questo compito però necessitava di uno sviluppo avanzato delle infrastrutture civili.
La loro forza stava nello svolgere queste funzioni di "pseudostato" in maniera più che buona, guadagnandosi così il supporto della maggioranza della popolazione nelle zone da loro controllate.
L'elezione a presidente di Bashir Gemayel nel 1982 seguiva l'invasione Israeliana del paese.
Il fratello, Amin, che gli succederà dopo il suo omicidio, invitò gli Stati Uniti e altre potenze europee (tra cui l'Italia) a svolgere una funzione di Peacekeeping nel paese.
Le FL supportarono Amin nel suo tentativo di negoziare con le truppe siriane il loro ritiro dal paese, ma la fuga della Forza Multinazionale nel 1984, lo costrinse a cercare un modus vivendi con Damasco.
Gemayel cercò di aumentare il proprio potere negoziale con i Siriani tentando di subordinarsi le FL.
Nel novembre 1984, il capo delle FL, Fadi Frem, fu rimpiazzato con il nipote, Fouad Abi Nader.  Inoltre, una fazione delle FL, guidata da Geagea e dal capo della sua intelligence, Elie Hobeiqa, supportarono Abu Nader, prendendo il controllo della Enclave Cristiana nel Marzo 1985.
Hobeiqa cambiò presto idea e si alleò con Damasco, nella speranza di godere di uno status privilegiato alla fine dei combattimenti. Hobeika firma nel dicembre del 1985 gli accordi Tripartiti, che legalizzavano la presenza Siriana nel paese. Le FL fedeli a Geagea occuparono le zone cristiane e Hobeiqa fu costretto a trasferirsi in una zona del paese sotto la protezione di Damasco.
L'abilità di Geagea di mobilitare le fila delle FL, aveva molto a che vedere con la sua fama di incorruttibile.
Diversamente dagli altri signori della guerra, " aveva uno sdegno quasi puritano per le preoccupazioni materiali".  come faceva notare Theodor Hanf nei suoi libri sulla guerra.
Anche il corrispondente del Washington Post, Jonathan Randall, che si era distinto per le sue critiche verso i leader maroniti, descriveva Geagea come "colto, riflessivo e un uomo dotato di un’anima rivoluzionaria".
La sfida di Damasco era però molto rischiosa.
Dalla metà degli anni ‘80 le FL avevano perso il loro alleato principale, Israele,mentre la comunità cristiana aveva ormai perso molte delle sue risorse finanziarie a causa del tracollo economico del paese.
Parallelamente gli Usa si chiamavano fuori dal problema e Damasco diventava sempre più padrona del paese.
Geagea, tentava di difendere l'enclave cristiana rafforzando l'alleanza con l'Iraq e mantendo rapporti privilegiati con gli Usa.
Le armi irachene consentivano il rafforzamento delle postazioni delle FL, approfittando degli scontri interconfessionali tra i musulmani di quegli anni. L'unità cristiana però finì presto.
Nell'autunno del 1988, ci si trovò di fronte ad una crisi istituzionale dovuta all'incapacità di eleggere un successore ad Amin Gemayel alla presidenza. Quindici minuti prima della scadenza del mandato, Gemayel affidò al comandante dell'esercito, Michel Aoun, il ruolo di Primo Ministro ad interim, fino alla elezione di un nuovo presidente.
Ci si trovò così ad avere due governi, uno presieduto da Aoun, con sede a Beirut Est, e uno con Hoss, con sede a Beirut Ovest.
Sebbene Aoun avesse migliaia di uomini ben equipaggiati al suo comando, aveva autorità solamente in zone molto circoscritte di Beirut. Successivamente ad un incontro a Fas della Lega Araba e al tentativo dei Siriani di estendere la propria autorità sulla enclave cristiana, Aoun, nei primi mesi dell'89, chiese a Geagea di ritirarsi da alcune zone strategiche, tra cui il porto principale della capitale.
Mentre tutti i leader cercavano in qualche modo di difendere la propria comunità, considerazioni politiche impedivano all'esercito di agire come difensore della comunità cristiana.
In ogni modo, Geagea, non accettava il ritiro fino a che non fosse stato raggiunto un accordo equivalente anche per le altre milizie.
Gli scontri che iniziariono in seguito tra l'esercito e le FL, sotto iniziativa di Aoun, indebolivano fatalmente l'abilità delle comunità cristiane di difendersi con le proprie forze.
Disilluso dalla reazione tiepida dei Siriani, Aoun dichiarò una guerra di liberazione dalle truppe siriane, con il supporto delle FL, ma la situazione precipitò con la conquista di Beirut Est da parte dei Siriani.
Aree cristiane che erano rimaste fino a quel momento periferiche rispetto alla guerra erano ora il centro degli scontri. Dopo una dura battaglia a Souk El Gharb, una tregua fu raggiunta grazie alla mediazione dei Sauditi e degli Americani.
Gli Accordi di Taef.
Nell'ottobre 1989, i memebri sopravvissuti del parlamento 1972-76, firmarono un accordo di riconciliazione nazionale.
Gli accordi prevedano un cambiamento ed un bilanciamento dei poteri tra cristiani e musulmani, il disarmo delle milizie illegali, il ritiro parziale delle truppe siriane alla valle del Beeka in due anni ed un ritiro totale destinato ad un futuro accordo tra i due governi.
Aoun si oppose agli accordi, sostenendo che così si legalizzava l'occupazione in maniera indefinita.
Geagea e il patriarca Maronita Sfeir invece supportavano gli accordi poichè li consideravano come la fine della guerra, ed erano convinti che il supporto Americano e Saudita avrebbe costretto al ritiro le truppe siriane.
(Sebbene gli accordi non richiedessero esplicitamente il ritiro totale siriano, si diceva che Assad avesse assicurato il ritiro delle proprie truppe a Riyadh e Washington).
Dopo un lungo periodo di combattimenti fra i cristiani e dopo l'assassinio di Rene Mouawwaad a Beirut Ovest, nella zona controllata dai Siriani, i siriani invasero la zona di Beirut controllata da Aoun.
Le FL erano pronte a difendersi se i Siriani avessero invaso anche le loro zone ( cosa che non fecero grazie alle pressioni degli Usa).

Nel 1990 le Forze Libanesi sotto la guida di Samir Geagea sono coinvolte in una sanguinosa Guerra Civile contro l’Esercito regolare del gen. Michel Aoun (che vuole sia eliminare le Forze Libanesi, sia aprire il Paese ai siriani)

Dagli inizi la seconda repubblica sotto controllo Siriano era dominata dai leader delle Milizie vicine a Damasco.
Nabih Berri era diventato Presidente del Parlamento, Walid Jumblatt ministro dei rifugiati, e Hobeiqa presente in numerosi gabinetti. Davanti all'inadempienza agli accordi di Taef, Geagea rifiutò due volte di entrare nel governo.
Tuttavia Geagea aveva aderito agli accordi di Taef ed aveva "smantellato" la milizia, riorganizzandola come partito politico. Nonostante la violazione degli accordi da parte siriana, Geagea rifiutava di riprendere in mano le armi, così come proponeva qualcuno all'interno delle FL, sostenendo che l'apatia della comunità internazionale avrebbe impedito e annullato ogni tentativo di risposta militare, così come era stato condotto da Michel Aoun.
Le FL rifiutarono di presentarsi alle elezioni del 1992, poichè ritenevano le elezioni farsate dalla presenza delle truppe di Damasco.
Non si poteva cambiare il sistema, ma si poteva delegittimare in qualche modo il governo di fronte alla popolazione. Assad tollerò l'atteggiamento di Geagea solo per un certo periodo.
Alcuni attivisti della Falange, come Butrous Khawand furono rapiti dalla Intelligenza Militare Siriana.
A causa dell'alto profilo pubblico di Geagea, Assad non poteva farlo scomparire. L'eliminazione di Geagea doveva aspettare il momento in cui Damasco avesse acquisito il controllo del potere giudiziario.
L'apparato giudiziario libanese, dotato di una ottima reputazione di integrità, soccombette di fronte alla dominazione siriana dei primi anni ‘90.
Molti furono costretti alla pensione anticipata, altri invece furono cooptatati, con le buone o meno.
Quando il capo dell'ufficio di Ispezione giudiziaria cercò di intraprendere un’azione disciplinare contro due giudici accusati di essere collegati a dei traffici di droga con la Siria, la sua casa, come risposta, fu circondata dalla truppe siriane.
I due giudici furono assolti, Ghandour andò in pensione l'anno seguente, ed il giudice che difese i due corrotti colleghi fu promosso a Prosecutore Generale.
La strategia di Damasco era ormai sempre più chiara.
Il 27 febbraio del 1994, una bomba esplose nella chiesa di Sayyidat al-Najjat, nel villaggio di Zouk Mikael, in pieno territorio maronita. Ci furono 9 morti e dodici feriti.
La bomba, che arrivava al culmine di una campagna antimaronita, causò il panico tra la comunità cristiana.
Dopo questo, Geagea, accusò il governo di fallire nella sua principale responsabilità, quella di proteggere i propri cittadini. L'esplosione non giungeva inaspettata.
Gli Hezbollah avevano avvertito il patriarca Maronita di un possibile attentato ai danni della comunità cristiana. L'attentato arrivava dopo l'uccisione di 43 palestinesi nella moschea di Hebron.
L'opinione pubblica era così convinta che le responsabilità fossero da andare a cercare nelle fila dei musulmani.
Gli ufficiali governativi invece si concentrarono immediatamente sui "Collaboratori Israeliani" all'interno della comunità cristiana.
Molti membri delle FL furono incarcerati e torturati, e tra gli arrestati vi era anche Fouad Malek, vice di Geagea.
Il 23 Marzo, il governo libanese sciolse le forze libanesi, sospendendo le attività di alcune Radio e Televisioni vicine ai Cristiani,sospendendo l'amnistia giudiziaria del dopoguerra a chi si rendeva responsabile di crimini contro la "sicurezza dello Stato".
La strategia siriana era ormai chiara, gli arresti di alcuni militanti delle FL erano solo i primi passi nel tentativo di eliminare dal panorama politico le FL ed il suo leader.
Geagea fu avvertito dal presidente Hrawi e da altri ufficiali dell'esercito che il suo arresto era imminente, e gli fu promessa la possibilità di un esilio.
Geagea decise di rimanere e fu arrestato il 21 aprile del 94.
L'arresto di Geagea nasceva anche dal contesto regionale, infatti, avveniva 6 mesi dopo gli accordi di Oslo, in un periodo in cui gli Stati Uniti cercavano tutti i modi possibili per far salire Assad sul treno della pace.
L'ambasciatore americano, Mark Hambley, inizialmente si interessò alla vicenda, ma presto smise di ricordare l'evento in pubblico. Come previsto, l'arresto di Geagea diede inizio a delle indagini verso alcune sue presunte responsabilità in alcuni omicidi politici durante la guerra civile.
Non vi erano prove nel coinvolgimento di Geagea nell'attentato di Sayyidat al-Najjat, ma la sua detenzione continuò fino all'esaurirsi dei nuovi processi.
Sebbene Geagea fosse difeso da uno dei migliori avvocati, Edmond Naim, la sua posizione era compromessa.
I detenuti che si rifiutavano di testimoniare contro Geagea erano torturati e costretti a confessioni forzate.
Un detenuto, Fawzi al-Racy, morì in carcere, ufficialmente  per attacco di cuore, ma non fu mai permessa l'autopsia sul suo cadavere e nemmeno il suo riconoscimento da parte della famiglia, poichè probabilmente il suo corpo presentava chiari segni di violenza fisica. Il processo era ovviamente falsato.
Geagea fu dichiarato colpevole dell'assassinio di Dany Chamoun nel 1990, della morte dell'ufficiale delle FL Elias Zayek, del tentato omicidio di Michel Murr nel 1991 e dell'uccisione del primo ministro Rashid Karami nel 1991.
Fu condannato a morte 4 volte, ma dopo un duro lavoro da parte dei suoi avvocati, la pena capitale fu poi commutata in ergastolo.
L'apparato giudiziario si trovava ormai saldamente nelle mani dei Siriani.
Lo stesso, Nasri Lahoud (connesso politicamente al presidente Emile), presidente del "consiglio giudiziario" (Judicial Council) in un’intevista affermò che l'indipendenza del sistema giudiziario libanese era "pura utopia".
Dopo l'arresto di Geagea, altri mebri delle FL furono sottoposte alle minacce del governo.
Molti furono imprigionati, altri scelsero l'esilio, mentre i rimanenti avevano difficoltà a riorganizzarsi poichè le FL erano da considerarsi come un partito fuorilegge.
Molti studenti ed attivisti erano però motivati dal sacrificio di Geagea, ed insieme a sua moglie Setrida, rimasero i principali oppositori di Damasco nel paese.
Negli ultimi anni la Siria aveva cercato di paralizzare il movimento tentando di cooptare alcuni dei collaboratori di Setrida. (Una iniziativa parallela alla presa del Kataeb da parte di Karim Pakradouni).
I secessionisti del movimento guidato da Setrida, sotto la guida di Fouad Malek, si incontrarono pubblicamente con Lahoud e ottennero la promessa di una licenza politica come eredi legittimi delle FL.(questo permetteva loro anche di reclamare i beni sequestrati dalle autorità alle FL, per una cifra vicina ai 70 milioni di dollari).
Il tentativo di convocare una nuova assemblea generale per l’elezione di una nuova dirigenza delle FL fu ovviamente contestata da Setrida, mentre alcuni avvocati di Geagea rendevano pubbliche le opinioni di Geagea dal carcere, che si opponeva al "colpo di stato" proposto da Malek.
Malek contestò la veridicità delle affermazioni di Geagea, supportato da un nuovo decreto emesso dal procuratore generale Addoum, che proibiva le visite dei membri delle FL a Geagea in carcere (decreto revocato dopo dure proteste in piazza).
Malek, nei mesi successivi, perse velocemente il consenso dopo aver supportatato pubblicamente l'arresto di 40 membri delle FL nel mese di Agosto (tra gli arrestati vi era anche il consigliere di Geagea, Toufic Hindi).
Malek non riuscì nel suo intento di riformare nuovamente le FL, poichè le conferenze da lui indette non godevano di alcun supporto popolare, mentre la fiducia riposta in lui dai Siriani si affievoliva, poichè la licenza di partito politico tardava ad essergli concessa.
Fallita la cooptazione, le autorità intensificarono la distruzione delle FL.
Hindi fu costretto a leggere una confessione in televisione in cui si dichiarava colpevole di collaborazionismo con Israele.
Ramzi Irani, membro del comitato studentesco delle FL, fu rapito e torturato,ed il suo corpo massacrato fu ritrovato nelle lamiere delle sua macchina ( anche il suo collega Pierre Boublos aveva subito la stessa sorte qualche settimana prima).
Come sempre, le autorità che dovevano investigare sul caso non fecero alcuno sforzo per trovare i colpevoli.
Non c'era il tentativo di nascondere questi omicidi all'opinione pubblica, anzi, il ritrovamento dei cadaveri massacrati doveva servire da monito a tutta l'opposizione.
Gli attivisti a favore di Geagea non si fecero intimidire e  come risposta intensificarono le proprie dimostrazioni.
Al decimo anniversario dell'arresto del suo leader, gli attivisti organizzarono una petizione che poteva contare su 160.000 firme.
Ancora oggi le FL rimangono il movimento politico che cresce più velocemente grazie  all'adesione degli studenti e dei professionisti.
Geagea fu liberato il 26 Luglio del 2005, dopo la "Rivoluzione dei Cedri" ed il conseguente ritiro Siriano dal paese.

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